Bartolommei, nuovo presidente del Consorzio del Brunello: il futuro della classicità spetta ai giovani

    Una guida giovane per un vino classico

    Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha scelto il suo nuovo presidente: Giacomo Bartolommei, classe 1991, enologo e responsabile export dell’azienda di famiglia Caprili. A 33 anni, è il più giovane presidente nella storia della denominazione e uno dei più giovani in Italia a ricoprire un ruolo di vertice in un consorzio vitivinicolo. La sua elezione, avvenuta all’unanimità, testimonia la fiducia che il nuovo Consiglio ripone in lui, dopo il precedente incarico da vicepresidente.

    È emblematico che a guidare oggi una delle denominazioni più storiche d’Italia sia una figura giovane. Il Brunello è un classico, ma proprio per restare tale deve continuare a evolversi. Interpretare la tradizione in modo statico rischia di generare autoreferenzialità allontanando il vino dal suo ruolo di riferimento tra i grandi rossi mondiali.

    Le due grandi sfide, oggi, sono adattare il Brunello di Montalcino ai cambiamenti climatici è parlare anche alle nuove generazioni di consumatori, senza perdere la propria identità. Storicamente, il Brunello di Montalcino presentava un tenore alcolico intorno ai 13,5% vol. e acidità totali non inferiori a 5,50 g/l, come previsto dai disciplinari della DOC 1967 e della DOCG del 1980. Negli ultimi anni, il cambiamento climatico ha inciso in modo significativo su questi parametri, determinando un aumento delle gradazioni alcoliche — oggi non è raro trovare Brunello con 15% vol. — e una progressiva riduzione dell’acidità. Per questo, la classicità e la tradizione non possono essere interpretate in modo statico: a differenza di una statua di Michelangelo o di una sinfonia di Mozart, la natura e il clima sono elementi mutevoli, capaci di modificare profondamente anche la nostra percezione di ciò che consideriamo “classico”.

    In questo senso, la guida di una figura giovane e preparata è un’opportunità cruciale.

    Difendere l’identità artigianale

    Dopo gli studi in Enologia e Viticoltura all’Istituto Ricasoli e la laurea in Economia all’Università di Siena, Bartolommei è entrato stabilmente in Caprili nel 2016, contribuendo alla crescita dell’azienda fondata nel 1965. Un percorso che unisce tecnica, visione commerciale e un forte legame con il mondo delle piccole e medie imprese familiari, che costituiscono l’ossatura autentica del territorio.

    In un contesto in cui sempre più cantine artigianali rischiano di essere inglobate o accorpate da grandi gruppi, la tutela delle piccole realtà diventa una priorità strategica. Caprili stessa è un esempio di azienda che ha saputo crescere mantenendo salda la propria identità familiare: proteggere questa pluralità produttiva significa salvaguardare la ricchezza e la complessità di Montalcino.

    Una visione per il futuro della denominazione

    In un’Italia in cui la dimensione media delle aziende è aumentata del 180% in vent’anni e dove poche grandi realtà concentrano la quasi totalità del fatturato del settore, è lecito domandarsi quale direzione voglia prendere Montalcino: diventare un nuovo polo di concentrazione economica, o consolidarsi come uno dei pochi veri territori del vino dove il concetto di terroir è ancora inscindibile da quello di comunità?

    Nel suo discorso di insediamento, Bartolommei ha dichiarato:

    “Il contesto economico attuale richiede un’azione energica. La nostra priorità sarà duplice: valorizzare il prestigio dei nostri vini e potenziarne la percezione sul mercato. Parallelamente, continueremo a tutelare con determinazione il nostro marchio e le nostre denominazioni.”