Save the Grape: Il vino del futuro è comunità e semplicità

Negli ultimi 30 anni, il mercato del vino italiano ha conosciuto trasformazioni significative.

La quantità di vino prodotto annualmente in Italia dal 1986 ad oggi è diminuita di quasi il 50%, mentre il fatturato nazionale del settore nel corso degli anni è quasi raddoppiato. Contestualmente, l’export ha registrato una crescita impressionante del 575%.

Oggi, il vino italiano si trova ad affrontare nuove sfide, tra cui il cambiamento climatico e la necessità di attrarre nuove generazioni di consumatori, i cui gusti e potere d’acquisto sono profondamente diversi rispetto a quelli della generazione dei boomer, che ha sostenuto in modo cruciale la crescita del settore negli ultimi decenni ma il cui impatto è in progressivo declino.

In questo contesto in continua evoluzione, emergono progetti innovativi volti a ridefinire l’immaginario del vino del futuro. Uno di questi è Save the Grape, nel 2021 da un’idea di Piero Scalambra, che dopo aver maturato varie esperienze di vendemmie in diverse regioni vitivinicole – dal Chianti Classico a Bolgheri, passando per l’Etna e la Napa Valley, decide di dare vita alla propria visione del vino dallo stile moderno, sia da un punto di vista enologico che di approccio al consumo.

Save the Grape è un progetto enologico di nicchia che si propone di superare i rituali rigidi ed elitari legati al mondo del vino, promuovendo invece una comunicazione comunitaria, conviviale e inclusiva.

L’obiettivo di Save the Grape consiste nel creare vini monovarietali, a basso intervento, freschi e di facile beva, ideali per un pubblico giovane, ma anche per chi cerca un vino territoriale di alto livello qualitativo.


Filosofia produttiva di Save the Grape

Il cuore di Save the Grape è la filosofia produttiva di Piero, che si distingue per la volontà di promuovere un’idea di vino giovane e dinamica che non si limiti alla sola produzione di vino, ma anche alla creazione una community di appassionati che condividano un approccio moderno al vino anche in momenti di condivisione, come eventi di degustazione, includendo artisti e musica con dj set.

Tra i principi cardine del progetto vi è la produzione di vini in purezza, lavorati con tecniche di vinificazione artigianali senza manipolazioni, per preservare l’autenticità del frutto e del legame con il territorio di origine.

Il lavoro di Piero inizia in vigna e si estende fino alla commercializzazione del vino, garantendo così un controllo diretto su ogni fase del processo.


Fihaia: Il Primo Vino del Progetto Save the Grape

Il Fihaia è il primo vino che rappresenta l’espressione concreta della visione di Piero.

Si tratta di Sangiovese in purezza, in tiratura limitasissima (ad oggi meno di 2mila bottiglie annuali), che mette in evidenza le dimensioni di freschezza e bevibilità e nitidezza del frutto.

Le prime due annate (2021, 2022) sono state prodotte da un vigneto di 30 anni situato in Maremma, nella zona di Pian di Rocca a Castiglion della Pescaia. A partire dall’annata 2023 viene prodotto a partire da una selezione di uve provenienti dalla Rufina (zona Vincigliata).

Dal punto di vista tecnico, Piero ha sperimentato diversi metodi di vinificazione, come le fermentazioni a grappolo intero e le macerazioni carboniche prolungate e sperimentazioni con l’uso di anfore e acciaio. Una serie di esperimenti – ancora in fieri – mirano ad esaltare la finezza e la bevibilità del Sangiovese, piuttosto che la sua potenza.

Piero è convinto che questo vino risponda un gusto moderno e continua ad espandere il progetto, guardando oltre i confini della Toscana, con l’obiettivo di produrre vini che siano espressione del territorio di origine ma senza limitazioni geografiche, con l’ambizioso obiettivo di far crescere la sua visione di vino moderno, autentico e accessibile. Ne seguiremo gli sviluppi.