S.Michele Appiano e Jermann: Masterclass sul Vino Bianco in Italia tra Alto Adige e Friuli

Hans Terzen (San Michele Appiano) e Silvio Jermann (Jermann)

Intrecci di Vite al Merano Wine Festival 2024: Dialogo fra San Michele Appiano e Jermann

Nella storica cornice del Castello Sforzesco di Merano, il Merano Wine Festival ha ospitato “Intrecci di Vite,” una degustazione dedicata all’evoluzione dei vini bianchi italiani, con due personalità fondamentali per la crescita qualitativa di queste produzioni: Hans Terzer e Silvio Jermann. Durante la verticale del prestigioso Appius di San Michele Appiano e di tre vini di Jermann, moderata dal giornalista Marco Sciarrini, Terzer e Jermann hanno condiviso riflessioni su come le rispettive regioni, Alto Adige e Friuli, si siano trasformate dagli anni ’70 in avamposti della qualità vinicola italiana.

Svolta qualitativa in Alto Adige: Hans Terzer e San Michele Appiano

Hans Terzer ha raccontato i primi anni della sua attività, quando la viticoltura altoatesina era dominata da uve rosse, principalmente Schiava, e orientata verso produzioni elevate. Con una nuova attenzione alla qualità, Terzer ha introdotto il sistema di allevamento a Guyot e pratiche moderne di vinificazione come il controllo temperatura, l’illimpidimento statico dei mosti e l’uso consapevole di nuovi contenitori per la fermentazione e affinamento come acciaio e piccole botti di rovere.

Questo approccio ha contribuito a trasformare la cooperativa San Michele Appiano in un riferimento per il vino bianco altoatesino, costruendo una reputazione basata su un’identità stilistica coesa e riconoscibile. Un aspetto cruciale è stato il lavoro di stimolo verso i viticoltori soci, incentivati a puntare sulla qualità grazie a una remunerazione che premiava le uve migliori, generando un cambiamento di mentalità orientato alla qualità. Questo successo è stato favorito infatti anche dal sistema del maso chiuso che ha favorito la continuità dei piccoli viticoltori soci.

Identità eterogenea del Friuli: Silvio Jermann e la Cantina Jermann

Silvio Jermann ha raccontato l’espansione della sua azienda dai quattro ettari iniziali fino a un’attuale realtà di 180 ettari, caratterizzata da un forte legame con il territorio e da una notevole varietà stilistica.

Jermann ha raccontato come il Friuli sia sempre stato caratterizzato da una notevole eterogeneità stilistica, dovuta anche alla vicinanza storica con il Tirolo e all’influenza culturale mitteleuropea.

Formatosi tra Conegliano e San Michele all’Adige, Silvio Jermann ha preso ispirazione dalle conoscenze tecniche acquisite nell’Alto Adige per applicarle in Friuli, contribuendo a un significativo salto di qualità.

A differenza dell’Alto Adige, secondo Jermann il Friuli ha sviluppato nel corso degli anni una produzione di vini bianchi più eterogenea. Questa caratteristica della produzione friulana ha inciso positivamente sulla varietà dell’offerta, ma ha inficiato negativamente sulla costruzione di un’identità solida e riconoscibile.

Jermann ha infatti osservando come l’enologia friulana si sia dispersa tra molti stili diversi: bianchi da varietà internazionali (Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco), bianchi da vitigni autoctoni (Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana), vini bianchi macerati (a partire dalle intuizioni di Gravner) e l’ultima tendenza della Ribolla Gialla spumantizzata (metodo Charmat), proposta sul mercato come alternativa al Prosecco, ma con un impatto limitato.

Riflessioni sui vitigni autoctoni e internazionali

Durante l’incontro si è parlato anche del ruolo delle varietà autoctone nelle due regioni. In Alto Adige, la Schiava incontra difficoltà nel trovare un posizionamento di mercato, risultando talvolta meno remunerativa. Inoltre, sia la Schiava che il Lagrein possono presentare difficoltà di maturazione uniforme in alcune zone, portando molti produttori a preferire varietà internazionali, più adattabili e potenzialmente più redditizie. In Friuli, il Friulano ha attraversato una fase di incertezze legate alla sua identità, con il cambio di nome da Tocai a Friulano che ha inciso sulla sua riconoscibilità e potenziale commerciale.

VERTICALE APPIUS

Appius 2010 – Colore dorato intenso. Al naso emergono note di frutto della passione e mango, con sfumature boisé e note della malolattica più evidenti. Al palato morbido e rotondo, con un finale leggermente amaricante e ottima concentrazione. 94/100

Appius 2016 – Colore più tenue rispetto al 2010, con accenti di pirazina più evidenti del Sauvignon. Al palato acidità ben pronunciata, profilo sapido e croccante e una sapidità che ne rafforza la persistenza. Ottima concentrazione, maggiore nitidezza del frutto e finale di notevole lunghezza. 97/100

Appius 2018 – Colore chiaro e vivace, aromi varietali più espliciti e freschi con una spiccata nota di pirazina. In bocca è croccante e citrico con concentrazione e freschezza appena inferiore rispetto al 2016 ma maggiore componente oleosa glicerica presumibilmente legata all’annata più calda. 96/100

VERTICALE JERMANN


Bianco del Nonno Pinot Bianco 2018 – Colore giallo dorato di media intensità, all’olfatto fiori di sambuco al naso, Al palato sapido, con acidità equilibrata e una piacevole oleosità che bilancia l’insieme. 95/100

Vino Bianco – Tocai Friulano 2010 – Colore intenso giallo dorato, con evidenti sfumature evolutive di idrocarburo, tioliche e accenni di pompelmo rosa. Al palato si percepisce densità, sapidità e tannino accennato. Acidità ben equilibrata che conferisce freschezza. 98/100

Bianco Venezia Giulia Ribolla Gialla 2007 – Giallo dorasto molto intenso, caratterizzato da note asciutte e lievemente riduttive. Al palato risulta secco, con acidità contenuta. Discreta lunghezza. 94/100