
Per salvare le vigne dalla morsa del freddo, migliaia di candele e lanterne tra i filari e i frutteti.
In tutta Italia questa ondata di freddo sta facedo i suoi danni e in diverse regioni come L’Alto Adige e l’Emilia Romagna si corre ai ripari con lanterne e candele contro il freddo per salvare le colture.
Era da più di trent’anni che non faceva così freddo a maggio, come in Alto Adige che la media è stata di -9 gradi, a Selva di val Gardena -7 e a Dobbiaco -6, Vipiteno e Brunico invece le città più fredde con -3 gradi.
E come è nella saggezza degli agricoltori, si ricorre ai rimedi antichi e più funzionali come quello di adottare candele e lanterne per evitare che le temperature scendano sotto lo zero e danneggino l’uva, o la frutta, così da evitare il congelamento dei germogli e dei fiori e quindi danni alle colture.
Di fatto in Emilia Romagna, i contadini hanno illuminano i campi con i fuochi della tradizione dei ‘Lòm a Merz’, letteralmente ‘lumi a marzo’. In Alto Adige è stata usata, oltre alle candele per le vigne, anche l’irrigazione anti-brina, che serve a creare uno strato di giaccio sugli alberi per impedire danni alla fioritura.
Da una pratica per evitare di danneggiare la coltura, cercando di non far scendere la temperatura sotto lo zero, si passa poi alla suggestione paesaggistica di vedere milioni di punti luce in mezzo alle vigne, e irrigazione anti-gelo, per i frutteti, creando spettacolari paesaggi di ghiaccio, di certo non meno suggestivi del mare di candele, che creano quel paesaggio quasi fiabesco, che riporta alla terra e al dialogo tra l’uomo e la natura.
Una richiesta nata esplicitamente dalle organizzazioni dei contadini per scongiurare la perdita del raccolto ed è prevista dalla legge provinciale sulla qualità dell’aria. Da sottolineare che ad aprile, anche i coltivatori francesi della Borgogna avevano adottato una soluzione simile, con immagini che hanno fatto il giro del mondo.




