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Mercoledì, 20 Giugno 2018 10:28

Canzoni sul Vino

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Le canzoni italiane più rappresentative sul vino, per ascoltare, e non solo degustare la forza dell'ispirazione e della covivialità che suscita. Un buon vino fa sognare, appassiona, suscita ricordi, e crea nuove strade per accendere emozioni. Un mezzo per valutarne la bontà si evince anche da questo, dalla voglia di aprire una bottiglia e di godere della vita, non solo da etichette, brand, docg, doc, igt ecc, inevitabili professionalmente, si sa.

L’in-Canto del vino che ha ispirato odi e canzoni per secoli, che ha dato ispirazioni a letterati, artisti, che hanno poi lasciato testimonianza del loro sentire, ipnotizza e sospende il giudizio, perché dal vino passa la socializzazione, la protesta, il piacere, la passione, l’emancipazione, non solo il marketing.


In questo articolo vogliamo mettere in evidenza la forza del vino attraverso la musica e sopratutto le canzoni, come omaggio al Vino. Il vino ha regalato alla musica e ad autori, parole su cui dare al pubblico canzoni per ridere, riflettere, ricordare, stare in compagnia, come ad esempio “La società dei Magnaccioni”, una canzone popolare romana che nel 1962 vede una Gabriella Ferrari intenta a cantarla con la sua voce graffiante e che racconta un’ironia della sorte,

«Ma che ce frega ma che ce 'mporta, se l'oste ar vino ci ha messo l'acqua»

che ricorda quell’Italia ancora in bianco e nero viaggiare con la Fiat 500, senza soldi, ma dove a casa, o in osteria in tavola non mancava mai una bottiglia di vino, in cui le etichette ancora non erano contemplate per scegliere un vino nel quotidiano dalla gende comune, perché l'importante era più che altro sbarcare il lunario.

Oppure il meraviglioso testo del 1971 di Piero Ciampi “Il vino”, che fa sentire quel clima livornese di personaggi al limite delle città di porto, con il loro tormento attraverso il vino, il mare, l'errabondare, lasciando poi al pubblico opere musicali indimenticabili.

«Ma com'è bello il vino bianco bianco bianco, rosso è il mattino»

ricollegandosi poi ad altre città di mare e di porto, come è stata ad esempio la Genova, per il suo figlio e poeta più illustre della musica cantautorale italiana, il grande Fabrizio De André con “La città vecchia”, 1974.

«Una gamba qua una gamba là gonfi di vino quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino»

Quando si parla poi di protesta e vino, non può non venire all’orecchio “Avvelenata”, 1976, di Francesco Guccini, che accosta al vino la protesta delirante di un artista ingabbiato in un mondo falso e vittima di una società ipocrita, che tutto dice e tutto fa, ma che non si accorge che la vita è fatta di arte e cultura, e che essere un artista è poca cosa…


«Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone»

Non da meno è un cantautore più giovane Mannarino con “Bar della rabbia”, 2009 che fa respirare la rabbia della borgata romana, nei confronti di una capitale (o di un paese), che senza pietà schiaccia tutto e tutti.

«E brindo a chi è come me ar bar della rabbia e più bevo e più sete me vie, sti bicchieri so pieni de sabbia»


E poi viaggiando nel soud più ritmato approdiamo a Zucchero con “ Bacco e Perbacco”, 2006, in cui per alleggerirsi la vita: il vino, il mito di Bacco e di Venere sono un tocca sano per l’uomo.

«Bacco perbacco ecco cos’è vivere bacco perbacco dimmi dov’è venere»

Non da meno sono le donne, che raccontano e cantano del vino, con una forma di leggerezza tagliente, per alleggerirsi di quella quotidianità di un mondo caotico e veloce, ne è un esempio Rossana Casale con “Vino divino”, 2006.

«Di quei corpi sempre attenti a ogni particolare Ed io, io, vino su vino Vino divino»

Potremmo andare avanti, scrivendoci un romanzo su quante canzoni, artisti e autori raccontano attraverso il vino, il proprio mondo, la propria denuncia, il proprio tormento d’amore. E’ palese che il vino è da sempre visto dall'uomo, come una consolazione, un conforto per le prove che la vita ci mette di fronte, ma anche un conforto gioioso quando ci troviamo a voler condividere con qualcuno un momento significativo e lieto dell’esistenza.

Dunque un omaggio al vino, che da secoli accompagna e sostiene la vita degli uomini, che affaticati o vincenti, un calice lo innalzano comunque.


Qui riportiamo una playlist dove il vino è presente nei suoi diversi significati, magari da ascoltare per tutti quegli appassionati, i wine lovers e perchè no esperti, sotto l’ombrellone in questa estate 2018.


“La società dei magnaccioni” cantata da Gabriella Ferrari

“Il vino” Piero Ciampi

“La città vecchia” De Andrè

“Bar della rabbia” Mannarino

“Avvelenata” Guccini

“Bacco perbacco” Zucchero

“Vino divino” Rossana Casale

“Il primo bicchiere di vino” Sergio Endrigo

“La Guerra del vino“ Squallor

“Vino” Vinocolo Vinicio Capossela

“Figaro” Renato Zero

“20 bottiglie” Bandabardò

“Canzone del vino” David Riondino

“Di vino” Marta sui Tubi

“Il pane, il vino e la visione” Sergio Cammariere

“Lambrusco e pop corn” Ligabue

“Il suonatore Jones” De Andrè

“Pane, vino e lacrime” Tosca

“Vino bianco, vino nero” Franco Califano

“Vino sei d’amore” Leda Battisti

“La sbornia” i Gufi

"Canzone delle Osterie di Fuori Porta" Francesco Guccini

“Er tranquillante nostro” cantata da Gigi Proietti

“Felicità” Albano e Romina

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