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Martedì, 30 Gennaio 2018 08:32

Enoturismo. Ora fare i turisti tra le vigne è una cosa seria: cosa dice la legge?

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L’Enoturismo, finalmente  dopo 25 anni il mondo del turismo del vino conquista il suo primo storico quadro normativo.Non era mai accaduto che il cosiddetto enoturismo entrasse, attraverso la Legge di Bilancio, nel quadro legislativo italiano. È un straordinario traguardo per il mondo enologico, raggiunto anche grazie alla positiva interlocuzione con la struttura legislativa del Mipaaf e con lo stesso Ministro Martina e con i colleghi della ComAgri della Camera dei Deputati.

L’Italia vanta un patrimonio vitivinicolo unico nel suo genere e una varietà ampelografica di indiscusso valore paesaggistico, naturalistico e anche economico-produttivo; e nell'ultimo decennio accanto alla produzione enologica sempre più improntata alla qualità, si è fatta strada una forma di turismo con una sua identità specifica, in grado di rappresentare oggi un vero asset strategico per lo sviluppo della vitivinicoltura nazionale.

Con i suoi 2,5 miliardi di euro di fatturato annuale e 13 milioni di arrivi in cantina (dati Movimento Turismo del Vino Italia) L'Enoturismo, necessitava quindi di un quadro di riferimento normativo, con regole adeguate, al fine di valorizzare, promuove e disciplinare non solo i territori ad alta vocazione vitivinicola, ma anche di agevolare gli stessi vignaioli.

Da gennaio 2018 cosa cambia per le cantine e chi potrà svolgere enoturismo?  Il disegno di legge si compone di 10 articoli che, seguendo l'emendamento (art. 1, comma 292) fa si che saranno autorizzate solo quelle aziende agricole - e quelle di imbottigliamento - situate in zone di vini Docg, Doc e Igt. Nello specifico:  "intendono tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell'ambito delle cantine". 

Dunque da adesso, alle cantine basterà presentare una "Scia" al comune di competenza per esercitare le attività di promozione e conoscenza del vino. Questi soggetti hanno la possibilità di fatturare degustazioni, visite in cantina, vendemmie esperienziali e "pacchetti", equiparando queste attività alla disciplina fiscale di  quella agrituristica. Mentre il regime forfettario dell’imposta sul valore aggiunto sarà applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attività nell'ambito di un'azienda agricola. Si aprono così nuovi scenari anche per il lavoro nel settore: perché coinvolgendo tutta la filiera e facendo divenire il mondo del vino un veicolo di connettività con cui costruire reti culturali, sociali ed economiche, potrebbero aggiungersi altre certificazioni e formazioni ad hoc per gli operatori enoturistici.

Il senatore  Dario Stefàno ha confermato che l’obiettivo era disciplinare l’attività di centinaia di aziende italiane e valorizzare i territori di produzione che ospitano oltre 15 milioni di turisti e winelovers ogni anno. Abbiamo declinato compiutamente la straordinaria portata di una attività complementare a quella di produzione de vino, andando a riempire lo spazio lasciato vuoto lo scorso anno dal Testo Unico del Vino.

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