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Mercoledì, 07 Novembre 2018 14:54

Il Vino ai tempi de’ Medici. Una storia da raccontare

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L’importanza della famiglia de I Medici per Firenze è storia, quasi leggenda. Sono stati i Medici con saggi investimenti, complotti e diplomazie a contribuire e creare la grandezza dell'allora Fiorenza.

Doti bancarie, intrighi, rivali e tentativi di spodestamenti. Tutti fatti molto noti e avvincenti, tanto che su di loro e sulla loro incredibile storia è stata fatta addirittura una serie televisiva “I Medici”.

i medici serie tv

Si tratta di "Medici: Masters of Florence", serie tv anglo-italiana in onda su Rai 1 dal 2016, creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, con il grande Dustin Hoffman e Richard Madden interpretate di Cosimo de' Medici nella I edizione.

Nei vari episodi viene raccontata l'ascesa della famiglia Medici, che trae le sue ispirazioni da fatti, persone, ed eventi realmente avvenuti ed esistiti, ma romanzati magistralmente per il pubblico televisivo.

Il protagonista della seconda stagione ora in onda sempre su Rai1 "Medici: The Magnificent" è Daniel Sharman nei panni di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico il nipote di Cosimo de' Medici. Il 13 novembre attesissima è la quarta e ultima punata di questa appassionate storia mellenaria fiorentina.

Ma forse meno noto è il loro rapporto con il vino e l’enorme influenza che hanno avuto nel far conoscere il vino toscano in Europa.

I Medici bevevano il vino e ne sono stati sia cultori che innovatori e su questo non ci sono ne dubbi ne incertezze.

Nella letteratura medicea, di inni al vino e di scorribande ad esso dedicati, se ne possono leggere a bizzeffe. Storie che narrano del legame che, in una regione ricca per natura e che si contraddistingue per la grande variaetà dei suoi vitigni, come lo è la Toscana, non poteva che essere forte.

Un esempio sono le odi del Lorenzo il Magnifico, un cultore del buon bere, che fu il primo a celebrare il vino come fonte di piacere con i suoi amabilissimi versi. Ma anche gli umanisti alla corte del Magnifico non erano meno sensibili di lui al fascino dei vini e della buona tavola, come il grande confidente e studioso Marsilio Ficino che amava i vini del Valdarno. Di questi vini era produttore addirittura lo stesso poeta Agnolo Poliziano, che gareggiava a sua volta con Pico della Mirandola per la ricchezza e la varietà della propria cantina. Di contro il Magnifico non esitava infatti a frequentare le migliori osterie gustando Trebbiano e Malvasia del Chianti con i suoi amici.

I Medici, come tante casate importanti e coeve, per mantenersi sani e robusti nella loro dieta giornaliera non si facevano mancare mai ne il buon cibo, in particolare carboidrati, carne, verdure, ne, e soprattutto, il vino.

Il vino dunque bevanda preferita, sia per il convivio che per gli affari, col quale si suggellavano accordi o “risolvano problemi”, cioè il lato oscuro del guadagno, dimostrando così che anche il vino può nascondere del torbido mascherato da delizioso nettare.

La famosa arte nera dell’avvelenamento era una pratica abbastanza comune all'epoca del Rinascimento, ne sono pieni gli Archivi Granducali dei Medici di testimonianze che si posso tuttora leggere nei numerosi documenti conservati, come la conferma del coinvolgimento di Cosimo I de’ Medici nell’assassinio, tramite cibo e vino avvelenato, di Piero Strozzi, rivale e membro di una tra le famiglie più facoltose di Firenze. Lo stesso Ferdinando figlio di Cosimo, fu sospettato di fratricidio per ottenere il titolo di Granduca. Queste fonti mostrano che spesso il vino era utilizzato per controversie e intrighi. Si sa che il veleno è spesso privo di odore e sapore, sostanza perfetta per essere diluita nel vino, e generalmente erano i capi di stato o nemici della famiglia le vittime.

Lo studioso Giovanni Nanni, detto Annio da Viterbo, raccolse in scritto una curiosa leggenda della fine del ‘400 sulla celebrazione del vino toscano. Una leggenda che poi fu utilizzata da Cosimo I e dai suoi letterati di corte a lui più vicini, per conferire al Ducato quella remota antichità e la consacrazione alle più lontane origini epiche, che equivaleva alla grandezza di un reggente e di un popolo, come era di prassi nell'antichità cioè: collegare al mito le origini della stirpe, per fornire quella chiara riprova di una plurisecolare tradizione di civiltà.

Noè, uscito dall’arca, si sarebbe diretto proprio in Toscana dove avrebbe fondato dodici città e dove avrebbe diffuso la coltura della vite e la pratica della vinificazione per le quali è ricordato nello stesso testo biblico. Prima terra abitata in Occidente all’indomani del diluvio universale, la Toscana sarebbe stata così anche la culla del vino e l’eredità noaica sarebbe stata trasmessa alla civiltà etrusca e a quella romana, fino a giungere, senza soluzione di continuità, all’età medicea.”

i medici e il vino4

Ma chi erano questi incredibili personaggi storici e quale è in concreto il rapporto fra la famiglia de I Medici e il Vino?

Papi come Leone X, Clemente VII, tutti e due cultori del bello e dello sfarzo, celebri sono i banchetti per l’Avvento e le serate mondane dove il vino scorreva a fiumi.

O regine come Caterina de’ Medici che dopo aver sposato il re di Francia, Enrico II, importò oltralpe vitigni di Trebbiano, Malvasia per ottenere quel famoso vino bianco fruttato che di solito cresceva nelle valli appena fuori le mura di Firenze, un nettare più poderoso da gustare in occasioni speciali o durante i banchetti, che oggi viene utilizzato per preparare il Cognac e l’Armagnac, questo grazie all’elevato tasso di acidità.

O Alessandro de’ Medici, detto il Moro, figlio illegittimo di casa Medici, probabilmente di Lorenzo de' Medici duca di Urbino. Primo Duca della casata, che fece nascere nel 1530 la Corte Ducale Fiorentina e venne poi ucciso dal pugnale di Lorenzino de’ Medici.

Cosimo I moderato, misurato, grandioso, lungimirante e secondo ed ultimo Duca di Firenze, che raggiunse il vertice del potere nel 1537.

Con l’avvento di Cosimo II, quarto Granduca di Toscana, consumato dalla tubercolosi, del vino si hanno notizie goliardiche. Infatti il Granduca amava la buona tavola e a volte si serviva proprio del vino per curiose gare di resistenza. Costretto a una forzata immobilità per le sue condizioni di salute, famose erano le sue chiamate a corte nella sua camera a Palazzo Pitti, di alcuni “beoni piacevoli”, per alleviare la sua sofferenza, conversare e saggiare, con prove pratiche, la loro capacità di resistenza. Cosimo II aveva però una forte sensibilità e fu proprio lui che riuscì a far tornare da Padova a Firenze il celebre scienziato Galileo Galilei, di cui era un grande estimatore. Galileo di temperamento vivace e sanguigno, da buon toscano amava ogni piacere e apprezzava la buona tavola, la sua passione erano i tartufi e i vini rossi toscani in modo particolare.

Ma anche Carlo de’ Medici, fratello del granduca, si narra possedesse addirittura una “cantinetta segreta” ricca di squisiti vini francesi e italiani.

Ma per avere un vero e proprio salto di qualità nel riconoscimento dell’origine di un vino, occorre aspettare il regno di Cosimo III de’ Medici. Il primo passo verso questa nuova era del vino, però venne compiuto da Ferdinando II, padre di Cosimo.

Un’altra curiosità della fine del ‘600, sotto la sua corte, è la celebre e famosa poesia Bacco in Toscana, versi scritti da Francesco Redi, che si dilettava con la poesia, e ai vini della sua regione dedicò una delle più belle composizioni che si conoscano in materia, medico, naturalista e letterato italiano, è il fondatore della biologia sperimentale, ed è considerato il "Padre della parassitologia moderna", uno dei più grandi biologi di tutti i tempi.

Fu proprio il Granduca di Toscana, Cosimo III de’ Medici, a individuare, nel 1716, quattro aree della Toscana che producevano le migliori qualità, in questa indicazione, naturalmente, anche la zona del Chianti con il Sangiovese era inclusa.

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A Carmignano ad esempio, che era una di queste aree, gli fu data protezione legale, e negata agli altri territori circostanti, con la proibizione di utilizzare lo stesso nome per i loro vini. In pratica, il vino di Carmignano, divenne il vino ufficiale della famiglia Medici. Ma l’ascesa del vino toscano non si ferma qui, infatti altre varietà di rossi furono prodotti dai Medici utilizzando le uve prodotte nella cosiddetta “Lega del Chianti” che già ai tempi utilizzava il simbolo del Gallo Nero ed era suddiviso a sua volta in tre grandi terzieri: Radda, Castellina e Gaiole.

Fu il grande successo del vino toscano ad incoraggiare Cosimo III a procedere alla sua valorizzazione ufficiale. E con un apposito bando il Granduca nel 1716, fece disciplinare qualitativamente per la prima volta i vini prodotti in queste quattro zone di particolare pregio: Il Chianti, la Valdisieve, le campagne di Carmignano e quelle del Valdarno Superiore. Questo fu il primo provvedimento di denominazione di origine controllata.

Il proseguo di questa ascesa avvenne grazie al figlio Giangastone de Medici, che accrebbe il prestigio dello Stato Mediceo in tutta Europa, grazie anche alle spedizioni dei vini toscani a tutte le corti europee. Possedere le raffinate confezioni e potersi vantare di aver assaggiato il vino toscano, divennero presto una vera e propria moda fra i nobili europei, tanto che per i banchetti era quasi d’obbligo proporre almeno un vino toscano.

Molti storici sono piuttosto critici sull’operato di Cosimo III de’ Medici, per il settore vitivinicolo, ma non si può negare che è stato senz’altro un legislatore lungimirante, capendo per primo l’importanza del vino e del suo legame col territorio.

La grandezza dei Medici è tale che anche la parte trattatistica agronomica ne ebbe beneficio, un esempio ne è  il pratico manuale del fattore granducale Domenico Falchini Attorno, coltivatore d’ogni sorta, per le viti avrà un agrande accuratezza, e grazie alle possibilità che la corte gli dava, delle sorti di vini nobili e ordinari come i bianchi e i rossi, ce ne offre una tangibile testimonianza manualistica. L’agricoltura era un’arte nobilissima e doveva essere riportata all’antico splendore, era questo uno degli obiettivi medicei, che senza dubbio tra i più più importanti contributi agronomici, all'ascesa del vino toscano, furono dati negli anni di Giangastone de’ Medici, l'ultimo Medici.

Fonti:

Falchini, Trattato di agricoltura, a cura di S. Merendoni, Firenze, 1990

G.Cipriani, Il vino a corte, in Z. Ciuffoletti (a cura di), Storia del vino in Toscana. Dagli Etruschi ai nostri giorni, Polistampa, Firenze 2000

A.M. Pult Quaglia, La legislazione sul vino nella Toscana moderna, in La vite e il vino. Storia e diritto (secoli XI-XIX), Carocci, Roma 2000

A. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze 1833

www.intravino.com

www.dievole.it

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